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Posts Tagged ‘Gigio Alberti

Il ritorno

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Il ritorno di Sergio Pierattini è, tutto sommato, un testo ben riuscito: due dei quattro personaggi non sono del tutto convincenti, ma, nel complesso, il testo regge. I due personaggi un po’ carenti sono il padre e la figlia, le cui motivazioni o non sono del tutto sviscerate (nel caso delle figlia) o paiono un po’ labili (nel caso del padre). Ma a fronte di tali personaggi, ve ne sono due davvero ben riusciti: la madre e il figlio. Il conflitto che generano e vivono dà loro l’opportunità di spiegare le motivazioni del loro agire e delle loro reazioni agli avvenimenti (al contrario di quanto accade agli altri due personaggi penalizzati da una certa staticità).
Il lavoro di Pierattini è stato portato in scena da Veronica Cruciani che, oltre a firmare la regia dello spettacolo, ha anche assunto il ruolo della figlia. La sua è stata una regia sobria, tutta attenta a illuminare le ragioni dei personaggi. Ma, forse perché impegnata a dirigere gli altri attori, o forse a causa della fragilità insita nel suo personaggio (di cui si è detto), la sua interpretazione non è stata convincente.
Neppure Gigio Alberti è stato pienamente convincente e vale anche per lui il sospetto che a remargli contro sia stata la fragilità del suo personaggio.
Davvero lodevoli per incisività, invece, Milva Marigliano (una madre ansiosa e aggressiva) e Alex Cendron (un fratello pieno di rancore ma pronto ad aiutare colei che è stata la causa indiretta delle sue pene ma che resta pur sempre sua sorella).
Spettacolo da vedere e applaudire.

Written by Danilo Ruocco

29 Aprile 2008 alle 9:31 pm

Intensi naufragi

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Naufragi di Don Chisciotte di Massimo Bavastro, regia di Lorenzo Loris, scene e costumi di Emanuela Pischedda. Con Gigio Alberti e Mario Sala. Visto all’’Auditorium di Piazza della Libertà a Bergamo il 24 marzo 2004.
I naufragi raccontati da Massimo Bavastro sono quelli di una coppia di amici, entrambi malati mentali che credono di essere l’uno il cavaliere Don Chisciotte (Mario Sala) e l’altro il suo scudiero Sancho Panza (Gigio Alberti). Essi, rivivendo in chiave moderna le avventure descritte nel celebre romanzo di Cervantes, errano (nel doppio significato di vagare e di sbagliare) a cavallo di una bicicletta, cercando Dulcinea in una discoteca e combattendo non più contro i mulini a vento (che oggigiorno andrebbero tutelati come beni culturali), ma contro rumorose trivelle tra i carruggi della città di Genova. Il testo di Bavastro è struggente, poetico e crudo e l’interpretazione dei due attori strepitosa, specie quella di Mario Sala che passa da toni tragici a toni esilaranti con impressionante scioltezza e naturalezza. Il suo personaggio rivela una lucidità che agghiaccia: nel suo delirio, infatti, riesce a descrivere il tormento vissuto dalla propria madre, una mater dolorosa che non sa darsi pace per avere un figlio matto (e commuove); ma, anche, raccontare la “cura delle acque” (benedette) cui viene sottoposto dalla madre (e si ride). Più sfuggente il personaggio interpretato da Gigio Alberti: è un Sancho Panza logorroico che vaneggia e lascia le frasi a metà (in modo che diventa difficoltoso seguirne il discorso) e che “guida” (come può guidare un matto) il suo cavaliere triste per le vie di una città sostanzialmente indifferente ai loro dolorosi vissuti. La regia di Lorenzo Loris è riuscita a rendere il testo in modo egregio, dando lo stesso peso ai momenti tragici e dolorosi e a quelli comici (ma è una comicità piena di disperazione). Il suo è uno spettacolo intenso, pieno di giusta tensione e che non è mai volgare, neppure quando i due attori si masturbano in scena e donano il loro seme al mare, nella speranza di poter lasciare un erede. La scena di Emanuela Pischedda ricorda quelle di Appia fatta com’’è di un praticabile grigio e anonimo (ma che viene animato dagli attori).
Lunghi e insistiti applausi al termine dello spettacolo.

Written by Danilo Ruocco

28 Marzo 2004 alle 6:36 am