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Intervista a Fabio Canino
Fabio Canino risponde ad alcune mie domande sulla situazione dei gay in Italia e su “Revuelta”, la prima crociera gay italiana durante la quale, tra l’altro, si sono esibiti con molto successo lo stesso Fabio Canino, Regina Miami e La Cesira.
L’alfabeto della vita
Per imparare a leggere e scrivere è essenziale, in occidente, conoscere l’alfabeto.
Anche per imparare a leggere nelle persone, nei loro desideri, nei loro sentimenti è essenziale conoscere la lingua segreta di ognuno di noi, il nostro personalissimo alfabeto.
Paola Presciuttini ha scritto un bel romanzo snodando la storia sul ritmo lento (e al contempo veloce) dell’alfabeto: 26 lettere (26 capitoli) necessarie perché i due protagonisti della vicenda possano leggere l’uno nell’anima dell’altro, ma, soprattutto, nella propria.
Due protagonisti singolari, ognuno di loro, a suo modo e senza averne la volontà, ai margini della società italiana: Beatrice, una trans e Nazim, un marocchino immigrato. Si conoscono per caso e per caso nasce tra i due una intensa amicizia non scevra da attrazione. Beatrice si offre di insegnare a Nazim a leggere e Nazim insegna a Beatrice il rito del tè. Intanto approfondiscono la propria conoscenza, portandola fino in fondo, fino al punto che la conoscenza dell’altro significa conoscenza di sé, del sé che non si conosceva prima, del sé che si finge non esistere, del sé che si può anche decidere di ignorare.
Un bel romanzo, Il ragazzo orchidea, che scava nei sentimenti, nei turbamenti di due giovani vite, le cui strade tracciate per uno dalla natura, per l’altro dalla cultura, prendono svolte impreviste, ma non per questo meno degne di essere percorse fino in fondo.
Un libro da mettere in valigia.
Dal romanzo alla vita e ritorno
Romanzo interessante L’invasione degli ultragay di Corrado Farina edito da Zero91. L’interesse nasce dal fatto che esso intreccia due storie diverse, ma strettamente legate l’una all’altra, in modo che dal destino dell’una dipende quello dell’altra e viceversa. Le due vicende hanno come protagonisti, l’una uno scrittore (tale Corradino Piersanti) alle prese con la redazione e la pubblicazione di un suo romanzo fantascientifico e l’altra i personaggi di detto romanzo. Quanto succede in una trama si riverbera nell’altra, cambiandone il corso. Ma, il corso cambiato nel secondo intreccio narrativo finisce per mutare nuovamente anche quello della prima storia. Il circolo si fa virtuoso o vizioso a seconda dei fatti narrati, e le due vicende procedono a braccetto dall’inizio alla fine del romanzo, terminando entrambe con un happy end che (forse volutamente) lascia un po’ di amaro in bocca al lettore.
Il romanzo fantascientifico che Piersanti sta scrivendo (e che ha lo stesso titolo del libro di Farina) si suppone ambientato in un futuro prossimo in cui i gay e le lesbiche hanno preso il potere e vietano i rapporti eterosessuali, considerandoli “contro natura”. Protagonista del romanzo è colui che si crede essere l’ultimo eterosessuale intento a sfuggire alla caccia datagli dalle forse di polizia.
La storia è volutamente sopra le righe e riecheggia perfettamente quelle di genere. A parte qualche sbavatura (come quelle in cui si usa la parola “pederasta” come sinonimo di “omosessuale” e in cui si definisce il protagonista “ultimo uomo” solo perché egli è un eterosessuale) e qualche ingenuità (come quella che vorrebbe gli eterosessuali convinti a diventare omosessuali da una forma di condizionamento che ricorda quello messo in atto nel film Arancia meccanica), il romanzo di Piersanti lascia, nel “lettore-reale” (ossia noi), il tempo che trova.
Diversamente, invece, avviene nelle menti dei “lettori-personaggi” dell’intreccio narrativo che si suppone abbia come protagonista l’autore Corradino Piersanti che si trova, suo malgrado (e proprio per le reazioni indotte nei “lettori-personaggi” dalla trama descritta nel romanzo che redige), a vivere situazioni paradossali che fanno riflettere noi “lettori-reali”. Piersanti, infatti, eterosessuale convinto, per una serie di circostanze viene creduto omosessuale e, per tale ragione, vivrà sulla propria pelle una serie di brutte esperienze tutte generate dalla diffusa e radicata omofobia esistente in Italia.
L’invasione degli ultragay (quello scritto da Corrado Farina), quindi, è un romanzo che (al di là del titolo fantascientifico) sa descrivere assai bene la realtà contemporanea italiana, non mancando di sottolineare tutti i malcostumi vigenti nel nostro Paese, da quelli della classe politica, a quelli degli operatori dell’informazione, passando da quelli delle persone comuni.
La più checca di Roma
Alla fine di questo libro la mia vita si auto-distruggerà del noto blogger Insy Loan (pseudonimo di Alessandro Michetti) è un romanzo (autobiografico) scritto con intelligente ironia e con spassosa verità.
Al centro della narrazione c’è Alessandro, un ragazzo di Chieti che, raggiunta la maggiore età, si trasferisce a Roma con la scusa di dover studiare all’Università. L’obiettivo principale del giovane non è certo la laurea (che non conseguirà, nonostante giunga a un esame dal traguardo), bensì quello di diventare un cittadino metropolitano e, soprattutto, quello di vivere appieno e serenamente la propria sessualità. E a Roma Alessandro si rivolge al circolo omosessuale Mario Mieli sia per iniziare il suo tragitto verso una piena accettazione di sé, sia, soprattutto, nella speranza di trovare un ragazzo con cui perdere la propria verginità. La sua passione da militante cresce con il tempo e, di pari passo, cresce anche la sua conoscenza dei locali gay della capitale. Conoscenza e frequentazione che lo porteranno a raggiungere un traguardo non perseguito, ma rivendicato con ironia una volta tagliato: quello di essere definito “la più checca di Roma”.
Il romanzo di Insy Loan racconta le esperienze di Alessandro con un pizzico di provocatoria sincerità. E la provocazione non nasce certo dal fatto che quelli raccontati siano fatti capitati a un gay, bensì per il fatto che ciò che è vissuto dal protagonista e dai suoi amici non è mai percepito dal lettore come qualcosa di sconveniente o estremo, bensì, tuttalpiù, come un fatto spiritoso. In altre parole, la sincerità e la lievità con cui Insy Loan conduce il racconto, fanno sì che il lettore percepisca il narrato come divertente e non come un fatto riconducibile alla sfera della trasgressione o della marginalità. Neppure i racconti di vita dell’efebico e travestito Mario (detto/a Marie de Saint Laurent) vengono narrati/letti come, perlomeno, sconvenienti, ma come fonte di benevola ilarità. In definitiva, la giovialità della scrittura di Insy Loan, forse inconsapevolmente, è provocatoria e ottiene l’invidiabile risultato di essere mimeticamente militante.
Pare superfluo aggiungere che se ne consiglia vivamente la lettura e che si spera che la vita del protagonista non si auto-distrugga affatto alla fine del libro!
Un libro noioso
Il corpo odiato di Nicola Lecca è un libro brutto. Una storia che non emoziona e lascia il tempo che trova. Un romanzo che sa di falso e di stantio. Inutile e perfino noioso.
Si tratta della storia di un ragazzo che tenta di fuggire dal proprio malessere interiore, prima lasciando il paese natio alla volta di Parigi, e, dopo, tentando di lasciare il proprio corpo alla volta di una magrezza impossibile e pericolosa che crede vicina alla perfezione. Un ragazzo che soffre perché non si accetta. Non accetta né il proprio corpo (che giudica imperfetto), né la propria sessualità. Egli, infatti, è attratto dai ragazzi, ma solo da quelli con il corpo scolpito, con quel corpo perfetto che lui brama per sé.
Ovviamente, trattandosi di storia costruita a tavolino, essa ha anche un happy end rapido e appiccicaticcio: il ragazzo, ormai vicino alla morte, si innamora e innamora di sé uno splendido danzatore. Un ragazzo dal corpo perfetto e dalle parole ancor più giuste che gli fa capire che la perfezione può anche non emozionare.
Non contento di aver annoiato con una storia che sa di falso, Lecca, tramite apposita Nota, tiene anche a far sapere al suo lettore (ormai vinto dalla noia) che quella che ha letto è, appunto, una storia inventata; che la sua famiglia non è come quella descritta nel libro e che a lui il paese natio del protagonista del romanzo piace.
Chi se ne frega.
La violenza insensata contro gli omosessuali
Questa sera si è svolta a Bergamo, in uno stracolmo Auditorium di Piazza della Libertà, l’anteprima nazionale del documentario Homo Fobicus. La città lombarda non è stata scelta a caso: è proprio da tale città – e più propriamente dal Consiglio Comunale – che il documentario prende le mosse. Infatti, durante la seduta del Consiglio Comunale nella quale si era posto all’ordine del giorno l’apertura di un Registro delle coppie di fatto, un consigliere di maggioranza si era espresso con frasi tanto omofobe da indurre un gruppo di ragazzi (riunitosi sotto il nome di Cinefreak) a fare una serie di interviste per le vie del centro cittadino chiedendo ai passanti cosa ne pensassero dell’omosessualità, del matrimonio gay e dell’adozione di bambini da parte di omosessuali…
Il video (della durata complessiva di 31 minuti) presenta al pubblico in carrellata le risposte raccolte in città, dando voce, nella prima parte, a quelle di stampo omofobe, per poi lasciare il microfono ad alcuni militanti gay intervistati a Brescia e – sui titoli di coda – ai passanti di ampie vedute che nulla temono dai comportamenti e dalle persone omosessuali.
Non è una visione indolore quella di Homo Fobicus: dichiarazioni come “gli omosessuali fanno schifo” colpiscono per la loro insensata violenza. Colpiscono e feriscono così come sottolineato, durante il dibattito che è seguito alla prima proiezione, da una militante lesbica.
Insulti detti dagli intervistati a cuor leggero, nella convinzione che gli omosessuali non possano fare altro che riceverli e stare zitti… Nella convinzione che l’orgoglio gay, in Italia (e non solo a Bergamo), non abbia alcuna speranza di imporsi e di vincere la battaglia per l’approvazione di leggi che diano uguali diritti a tutte le persone, indipendentemente dalla loro appartenenza o meno a una minoranza.
Homo Fobicus, interviste di Alessandro Esposito. Regia di Francesco Chiodelli.



