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Io sono la tua pazzia

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Luigi Pirandello

Luigi Pirandello

In un gremito Teatro Prova di Bergamo ha esordito questa sera Io sono la tua pazzia di Stefano Mecca, per la regia di Max Brembilla e Stefano Mecca, con Max Brembilla, Andrea Rodegher e Alessandra Spinelli.
Si tratta di un testo nel quale Luigi Pirandello diventa personaggio e incontra uno dei suoi personaggi più famosi (quello che lo fece diventare celebre): Mattia Pascal. L’incontro si svolge alla presenza della moglie di Pirandello, quella Antonietta Portolano che, in seguito al tracollo finanziario della famiglia, divenne pazza al punto da dover essere rinchiusa in un manicomio.
Nella sua pazzia Antonietta era convinta che il marito la tradisse con altre donne e perfino con la loro figlia Lietta. Neppure l’allontanamento di Lietta dette ad Antonietta un po’ di pace: al ritorno dei figli maschi dal fronte, la donna chiese di essere rinchiusa in manicomio e si rifiutò di incontrare di nuovo il marito.
Mecca, nel suo lavoro, immagina, invece, che – dopo 17 anni di reclusione – i due coniugi si rincontrino e – come detto – al loro colloquio partecipa anche Mattia Pascal. Ma quello che nelle intenzione di Luigi sarebbe dovuto essere un colloquio con la moglie, si trasforma in un colloquio con il suo personaggio che, non a caso, è vestito come lui. Mattia, al principio, dichiara di essere figlio di Pirandello (sottintendendo di essere nato dalla di lui fantasia) e, contemporaneamente, suo padre (in quanto causa della di lui fama).
Forse, però, Pirandello e Mattia sono più di padre e figlio: potrebbero essere la stessa persona, le due facce della stessa medaglia. Ossia, Pirandello rappresenterebbe il marito che resta accanto alla moglie malata, mentre Mattia il marito che, vinti i soldi al gioco, coglie al volo l’opportunità offertagli da un errato riconoscimento di un cadavere e si allontana volontariamente dal tetto coniugale. Forse Mattia è Luigi che se ne va con la fantasia lontano dalla moglie, mentre Pirandello le resta vicino a scrivere il romanzo Il fu Mattia Pascal
Io sono la tua pazzia è scritto (bene) tenendo sempre presente sia la biografia di Pirandello, sia il romanzo Il fu Mattia Pascal e sia il teatro del grande drammaturgo: ad esempio, il finale ricorda molto da vicino Il berretto a sonagli.
Lo spettacolo scorre veloce grazie anche alla capacità degli interpreti e al loro evidente affiatamento.
Lunghi e meritati applausi al calar del sipario.

Written by Danilo Ruocco

30 Gennaio 2009 alle 11:52 pm

Personaggi in cerca di verità

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«Io sono colei che mi si crede» risponde in finale di rappresentazione la signora Ponza interrogata sulla sua vera identità: ovvero se ella sia la figlia della signora Frola tenuta segregata dal marito geloso, oppure la seconda moglie del signor Ponza che sfugge la presenza della signora Frola. Una frase, quella della signora Ponza – che appare al pubblico vestita di nero e con il volto velato – degna di una Sfinge. E che la Verità non sarebbe venuta a galla nonostante l’inchiesta che si svolge sul palcoscenico e coinvolge la upper class di una cittadina di provincia lo si poteva intuire da ben due segnali incontrovertibili: il primo, dato dal titolo della pièce che parla davvero chiaro e, il secondo, dall’atteggiamento di Laudisi, il personaggio che nel testo funge da alter ego di Luigi Pirandello. Il titolo della “parabola in tre atti” è Così è (se vi pare); un titolo che unisce in sé due affermazioni contraddittorie, contrapposte anche graficamente dall’uso delle parentesi: è così… se pare, ossia la Verità ha molti volti (e… nessuno, dato che appare in scena velata di nero…). Per quanto riguarda il personaggio di Laudisi, invece, egli – dopo aver teorizzato l’impossibilità, per chiunque, di conoscere la Verità – chiude ogni atto del testo con una risata ironica. Infine, dopo l’apparizione enigmatica della signora Ponza, egli conclude la “parabola” affermando: «Ed ecco, o signori, come parla la verità”.
Giulio Bosetti
, nella sua realizzazione scenica del testo, dà una lettura del Così è (se vi pare) che richiama volutamente i Sei personaggi in cerca d’autore: in entrambi i testi, infatti, si creano in scena due gruppi distinti, ovvero nei Sei personaggi… da una parte ci sono gli attori e dall’’altra la famigliola in cerca di autore, mentre nel Così è… da una parte i rappresentanti della buona società e dall’’altra la famigliola che ne turba il sonno. Nello spettacolo di Giulio Bosetti la contrapposizione dei gruppi è messa in rilievo dall’’uso tutto teatrale della scena di Nicola Rubertelli. Una scena con al centro uno specchio che, all’’occorrenza, si alza come un sipario e fa apparire sul palcoscenico la signora Frola, il signor Ponza e la moglie di lui (sipario/specchio usato da loro soltanto: per gli altri personaggi esistono le porte normali). Dunque nel Così è (se vi pare) per la regia di Bosetti i tre familiari hanno un’entrata diversa dagli altri, così come previsto da Pirandello per i familiari dei Sei personaggi in cerca d’autore. E non pare neppure privo di significato che tale ingresso privilegiato sia uno specchio. Lo specchio, infatti, è un simbolo forte, anche se non sempre di facile interpretazione. Simboleggia il doppio, ma può anche essere una porta verso un mondo parallelo e fantastico (si pensi all’‘Alice nel paese delle meraviglie, per esempio). Una scena, inoltre, che diventa trasparente e fa apparire i tre familiari nel loro privato (desunto dalle battute del testo). Apparizioni che possono far ricordare quelle de I Giganti della montagna di Pirandello, altro testo dove vi sono in scena gruppi nettamente distinti… Uno spettacolo, quello di Bosetti, da vedere non solo per la bella lettura registica, ma anche per la strepitosa interpretazione di Marina Bonfigli nel ruolo della signora Frola.
Visto al Teatro Donizetti di Bergamo, l’1 dicembre 2004.

Riferimenti: (Vedi anche: “Camilleri racconta Pirandello”)

Written by Danilo Ruocco

4 Dicembre 2004 alle 5:33 pm

Camilleri racconta Pirandello

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Andrea Camilleri, Biografia del figlio cambiato, RCS Libri.
Luigi Pirandello
è stato uno degli scrittori più importanti del Novecento e a lui – che ha saputo rivoluzionare la letteratura occidentale – molti grandi critici hanno dedicato pagine importanti, sia descrivendone minuziosamente la vita, sia tentando di penetrare nel segreto della sua arte immensa. A molti di tali studi si è rifatto – per esplicita ammissione – Andrea Camilleri mentre scriveva Biografia del figlio cambiato, libro edito nel 2000 e dedicato dall’autore ai lettori comuni piuttosto che agli accademici (già a conoscenza dei fatti narrati in esso). Indubbiamente la cronaca della vita di Pirandello raccontata nel volume di Camilleri non presenta – a prima vista – novità tali da far apparire la biografia come qualcosa di ghiotto per gli studiosi. Inoltre, lo stile narrativo di Camilleri ha un fascino e una presa sul lettore spesso assente nelle opere destinate agli esperti: la biografia di Pirandello scritta da Camilleri, infatti, più che un saggio può sembrare un romanzo, fatto com’è di dialoghi tra i protagonisti delle vicende e un uso assolutamente artistico della lingua italiana, spesso confusa e mischiata al dialetto siciliano. Una lingua, quella di Camilleri, che prende il lettore e lo trascina di peso in piena Sicilia; la Sicilia di Pirandello (e di Camilleri). Un libro, dunque, di grande fascino linguistico e narrativo che – solo per questo – vale la lettura. C’è, però, nel saggio di Camilleri, un elemento in più, dichiarato dall’autore fin dal titolo: Biografia del figlio cambiato è, difatti, la somma di un genere (la biografia) con il titolo di un’opera di Pirandello (La favola del figlio cambiato), la quale parla di un bel bambino rapito dalla culla da alcune streghe che, al suo posto, mettono un altro neonato, ma deforme. Per Camilleri, infatti, quella di Pirandello, sarebbe la vita di un figlio scambiato nella culla: Luigi Pirandello, per gran parte della propria vita, si sarebbe sentito come non appartenente alla propria famiglia d’origine; un estraneo. Un figlio, Luigino, che, resosi conto della propria estraneità, avrebbe fatto di tutto per renderla evidente, allontanandosi dal padre collerico e incapace di dargli quel calore affettivo di cui il giovane aveva assoluta necessità. Una lettura della vita e delle opere di Pirandello, quella condotta da Camilleri, molto interessante, in grado di mostrare fatti noti della biografia di Pirandello da un punto di vista inedito e coinvolgente. Un punto di vista, quello del ragazzo-adulto che si sente diverso e che la diversità ricerca negli altri, che rende un genio immortale come senz’altro fu Luigi Pirandello un uomo più vicino a noi esseri mortali e comuni. Un gran bel libro, dunque, quello di Camilleri che andrebbe letto non solo dai lettori comuni, ma anche da molti studiosi.

Written by Danilo Ruocco

7 Giugno 2004 alle 4:03 pm

Pubblicato in Saggio

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