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… ma il drago non c’è

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È stato presentato al Teatro Donizetti di Bergamo il balletto Giorgio e il drago della coreografa Simona Bucci. Si tratta di uno spettacolo adatto a bambini dai 5 agli 8 anni che ha l’intento evidente di avvicinare i bambini al linguaggio della danza, per solito ritenuto adatto solo a un pubblico di adulti.

Per rendere la danza un linguaggio comprensibile ai piccoli spettatori, la Bucci trasforma i movimenti della danza contemporanea in movimenti di gioco o in azioni quotidiane che raccontano della tranquilla esistenza di Giorgio (un ragazzo un po’ fifone e tanto pigro e goloso), della sua vispa amica Meda e del loro asino. Tranquillità quotidiana che, un giorno, viene messa alla prova in quanto Meda si avventura nel bosco abitato dal drago. Giorgio deve vincere le sue paure per poter correre in soccorso dell’amica e avventurarsi nel bosco. Si barda, quindi, con quanto ha per trasformarsi in cavaliere: il lenzuolo diventa mantello, il mestolo spada, il cuscino corazza, il coperchio della pentola scudo e il pitale elmetto. Trasformatosi in cavaliere, Giorgio va in soccorso di Meda e alla fine scopre che… il drago non c’è e Meda sta giocando con un’altalena.

L’ambiente e le situazioni sono quelle note ai bambini e anche i movimenti agiti dai danzatori hanno molto di noto per gli spettatori, anche grazie al fatto che la tipica gestualità della danza moderna è stata volutamente rallentata e “sporcata” per renderla, in qualche modo, vicina a quella dei piccoli spettatori.

Uno spettacolo gradevole, interpretato da Roberto Lori, Carmelo Scarsella e Chiara Cinquini.

Written by Danilo Ruocco

29 Ottobre 2009 alle 12:54 pm

Pubblicato in Danza

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Il teatro di guerra

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Soli. Uniti. Divisi. Tutti contro uno. Simona Bucci ha presentato al pubblico bergamasco del Festival DanzaEstate 2006 il suo I rimasti. Si tratta di uno spettacolo che definire di danza moderna pare alquanto riduttivo: si tratta, infatti, di vero e proprio teatro, seppure non parlato, quanto agito. Gli attori-danzatori, tutti egualmente molto espressivi, comunicano con il pubblico attraverso il linguaggio del corpo e del volto, non tralasciando di usare gli arredi scenici per condurre a termine il loro racconto. Il loro discorso è chiaro e inequivocabile, lampante. Il gruppo di derelitti che il pubblico vede seduto su delle panche di un anonimo androne dà vita ai propri incubi e alle proprie vere e proprie manie (fatte di gesti ossessivamente ripetuti) che sfociano nella tragedia. Tale gruppo, all’inizio, è composto da individui “rimasti” soli. In seguito, tali persone, si uniscono e costituiscono un gruppo. Un gruppo unito per far fronte a un attacco esterno, una vera e propria azione di guerra. Terminato l’attacco, il gruppo si scioglie. Ma subentra la noia e l’aggressività che si sfogherà contro uno di loro, fino alla tragedia finale. Gli attori-danzatori sono stati tutti assai bravi e – al termine dell’azione scenica – hanno ricevuto il tributo del pubblico che gremiva la ex chiesa di S. Agostino. Doveroso nominarli tutti: Luca Campanella, Roberto Lori, Carlomauro Maggiore, Paolo Mereu e Milo Scarcella.
Spettacolo non facile, ma da vedere.

Written by Danilo Ruocco

21 Giugno 2006 alle 3:31 pm

Pubblicato in Danza, Teatro di prosa

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