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Un vecchio rompicoglioni

Paolo Villaggio
Paolo Villaggio ha presentato ieri al pubblico del Teatro Donizetti il suo Paolo Villaggio. Vita morte e miracoli. Si tratta di un recital per voce sola nel quale Villaggio (anche autore e regista) racconta soprattutto la sua infanzia e giovinezza in quel di Genova. Anni passati accanto al fratello gemello, ai genitori, e all’amico Fabrizio (De Andrè). Ricordi che non danno luogo a uno spettacolo nostalgico e incline alla commozione, ma a uno spettacolo in cui si ride (e molto) sui vizi e le virtù dell’italiano medio, visti attraverso la vita di una famiglia piccolo borghese.
Nel raccontare, Villaggio assume il ruolo del vecchio bilioso e rompicoglioni che non le manda a dire, ma che, anzi, coglie l’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Esemplare, a questo proposito, il ricordo degli incontri casuali con Eugenio Scalfari: Villaggio racconta, da par suo, come Scalfari abbia, in tutte le occasioni, evitato di salutarlo. Un aneddoto che dà il via ai ricordi di “non-salutatori” dei gemelli Villaggio: due “carogne” che sarebbero morte pur di non salutare qualcuno.
Lo spettacolo, nella sua ultima parte, accenna anche alla vita di successi del Paolo Villaggio nazionale (il Fantozzi amato-odiato dagli italiani). Un successo tanto clamoroso da aver guarito Villaggio dalla “malattia” dell’invidia, malattia che, però, si è ripresentata da vecchio: invidia per i giovani…
In questa parte del recital Villaggio commenta delle fotografie che lo ritraggono accanto a personaggi famosi: il Fabrizio di cui si è detto; Pier Paolo Pasolini con cui ha giocato a calcio per cinque anni, ma che non gli ha mai rivolto la parola; il grandissimo Ugo Tognazzi che passava anche per grande cuoco, ma che, invece, era un avvelenatore; l’insuperabile Vittorio Gassman con il quale si ritroverà dopo la morte.
Uno spettacolo per nulla autocelebrativo che vale la pena di andare a vedere.
Vittorio Gassman parla del teatro italiano
Raccolta da Luciano Lucignani nel 1982 L’intervista sul teatro di Vittorio Gassman (1922 – 2000) è stata ripubblicata da Sellerio nel 2002, dopo aver visto la luce per la prima volta nelle edizioni Laterza.
Sono passati 24 anni da quando Gassman rilasciò tale intervista e poco è cambiato nel panorama del teatro italiano. Certo, alcuni nomi di registi importanti e di bravi attori si sono aggiunti all’elenco stilato dal Grande Mattatore, ma i vizi, i vezzi, i tic e le cose che non vanno sono rimasti gli stessi: «il nostro teatro» affermava Gassman «è uno dei teatri in cui, a parte l’estro, la capacità inventiva, e così via, si parla meno correttamente [...] È un teatro nel quale fa difetto anche la capacità di muoversi, di sapere occupare lo spazio scenico, di averne coscienza». Parole, purtroppo, ancora del tutto attuali, fatte le dovute eccezioni, naturalmente. Ecco, allora, l’assoluta necessità di buone scuole di teatro nelle quali si possa imparare l’ABC della scena e la volontà di non smettere mai di studiare anche quando si è diventati qualcuno. L’attore, afferma il Mattatore, è un uomo che deve sempre imparare e suoi insegnati sono gli altri attori, i registi, e la vita. E Gassman ricorda nell’intervista molti grandi attori (Zacconi, Ruggeri, Benassi e Ricci) e molti registi, sia di teatro, sia di cinema (Visconti, di cui traccia un interessante profilo critico, Monicelli e Dino Risi) dai quali ha imparato. Parlando di loro Gassman non solo ripercorre la propria carriera, ma ricostruisce una parte importante della storia teatrale italiana, quella del tramonto del Grande Attore e dell’affermarsi della Regia. Interessantissimo, poi, è il capitolo nel quale Gassman parla della “malattia” dell’attore, malattia che lo spinge a calcare le scene e che si aggrava proprio perché le calca: malattia nella quale trovano posto parole come finzione, verità, esibizionismo (fisico e psichico), gioco, sdoppiamento della personalità, ambiguità sessuale… Un libro da leggere sia per capire meglio che tipo di attore e regista è stato Vittorio Gassman, sia per avere maggiori informazioni sul teatro di ieri e di oggi.


